L’Italia non è la Grecia ma i rischi di diventarlo non sono ancora svaniti
I mercati avranno già “scontato” un default della Grecia, ma continuano a risentire dei troppi segnali contraddittori in arrivo dall’Europa. Incertezze sugli aiuti ad Atene, declassamenti dalle agenzie di rating, parziali rassicurazioni dalla Banca centrale europea ma poi anche primi dubbi sull’operato del governo Monti in Italia.

I mercati avranno già “scontato” un default della Grecia, ma continuano a risentire dei troppi segnali contraddittori in arrivo dall’Europa. Incertezze sugli aiuti ad Atene, declassamenti dalle agenzie di rating, parziali rassicurazioni dalla Banca centrale europea ma poi anche primi dubbi sull’operato del governo Monti in Italia: questo mix ha contribuito a far chiudere i principali listini dell’Ue in calo e Piazza Affari a meno 0,87 per cento, e soprattutto a far salire ancora – era già avvenuto mercoledì – lo spread tra Btp e Bund, con un picco di 410 punti e una chiusura a 376. Prima dell’apertura delle Borse, le agenzie di stampa già battevano la notizia del declassamento di decine di enti locali in tutta Europa, di 114 banche del Continente (tra cui 24 italiane), del peggiorato giudizio su nove gruppi assicurativi (tra cui Unipol e Generali) e varie aziende (tra cui Eni e Poste) da parte di Moody’s. “L’abbassamento delle valutazioni – ha spiegato l’agenzia di rating – è legato al negativo e prolungato impatto della crisi dell’area euro, che rende molto difficile la situazione operativa per la banche europee”. Secondo il ministro per lo Sviluppo e le infrastrutture, Corrado Passera, “la sensazione è che siano valutazioni che guardano indietro e non avanti”. A guardare al futuro sono però gli investitori, preoccupati per esempio dalle affermazioni del ministro olandese delle Finanze, Jan Kees de Jager, il primo esponente governativo dell’Eurozona ad aver ammesso ieri che il pacchetto da 130 miliardi di euro di aiuti per Atene potrebbe essere rinviato a dopo le elezioni parlamentari greche di aprile.
Le uniche notizie positive sono arrivate dagli Stati Uniti – dove la scorsa settimana il numero di richieste di sussidi di disoccupazione è stato il più basso da quattro anni – e in parte da Francoforte. Certo, gli economisti della Bce ieri hanno tagliato le stime sulla crescita dell’Eurozona nel 2012 a meno 0,1 per cento. Ma allo stesso tempo l’Istituto centrale ha rilevato che non è “ancora completamente espletato l’impatto della prima asta a tre anni sul finanziamento bancario”.
Le uniche notizie positive sono arrivate dagli Stati Uniti – dove la scorsa settimana il numero di richieste di sussidi di disoccupazione è stato il più basso da quattro anni – e in parte da Francoforte. Certo, gli economisti della Bce ieri hanno tagliato le stime sulla crescita dell’Eurozona nel 2012 a meno 0,1 per cento. Ma allo stesso tempo l’Istituto centrale ha rilevato che non è “ancora completamente espletato l’impatto della prima asta a tre anni sul finanziamento bancario”.
In generale, quelle politiche non convenzionali che per ora spiegano buona parte del restringimento degli spread in tutta Europa, potranno ancora avere effetti benefici. La Banca presieduta da Mario Draghi ha comunque rinnovato la richiesta ai governi di rispettare i piani di rigore fiscale e ha aggiunto che “dovrebbero essere ridotte le rigidità del mercato del lavoro e accresciuta la flessibilità salariale”.
Per quanto riguarda i “compiti a casa”, però, adesso perfino il premier Mario Monti si confronta con i primi segnali di scetticismo. Ieri è stato il quotidiano inglese Guardian, in un articolo firmato da Ian Traynor e Tom Kington, a riconoscere le potenzialità del premier italiano come negoziatore nella crisi europea, facendo emergere però i dubbi di qualche analista che parla di “window dressing” sul fronte delle riforme, ovvero di “fumo negli occhi”. In settimana era stata la Reuters a parlare di “operazione simpatia” dell’esecutivo: “L’entusiasmo che circonda Monti è eccessivo. Egli non ha avuto il tempo di aggredire seriamente i problemi dell’Italia, figuriamoci se li ha risolti”.
L’economista olandese Paul Frijters, docente e analista di Affari europei alla Australian National University, sostiene che il governo tecnico debba tener presente “l’esempio greco” ed evitare il sommarsi di “paralisi politica, paralisi nella Pubblica amministrazione e paralisi dell’opinione pubblica”. Sia chiaro, “Roma e Atene sono in due situazioni diverse – dice Frijters in una conversazione con il Foglio – ma Monti sta procedendo troppo lentamente”.
Una rivoluzione del sistema pensionistico in 90 giorni non basta? “Ci vorranno anni perché abbia effetto. Il premier avrebbe dovuto varare quanto prima tutte le principali riforme, incluse quelle di apertura del mercato, per poi dedicarsi alla loro approvazione parlamentare e all’implementazione. Invece ci si è spinti avanti soprattutto sulle misure di austerity, rafforzando l’opposizione di sindacati e grandi gruppi di interesse”.
Per quanto riguarda i “compiti a casa”, però, adesso perfino il premier Mario Monti si confronta con i primi segnali di scetticismo. Ieri è stato il quotidiano inglese Guardian, in un articolo firmato da Ian Traynor e Tom Kington, a riconoscere le potenzialità del premier italiano come negoziatore nella crisi europea, facendo emergere però i dubbi di qualche analista che parla di “window dressing” sul fronte delle riforme, ovvero di “fumo negli occhi”. In settimana era stata la Reuters a parlare di “operazione simpatia” dell’esecutivo: “L’entusiasmo che circonda Monti è eccessivo. Egli non ha avuto il tempo di aggredire seriamente i problemi dell’Italia, figuriamoci se li ha risolti”.
L’economista olandese Paul Frijters, docente e analista di Affari europei alla Australian National University, sostiene che il governo tecnico debba tener presente “l’esempio greco” ed evitare il sommarsi di “paralisi politica, paralisi nella Pubblica amministrazione e paralisi dell’opinione pubblica”. Sia chiaro, “Roma e Atene sono in due situazioni diverse – dice Frijters in una conversazione con il Foglio – ma Monti sta procedendo troppo lentamente”.
Una rivoluzione del sistema pensionistico in 90 giorni non basta? “Ci vorranno anni perché abbia effetto. Il premier avrebbe dovuto varare quanto prima tutte le principali riforme, incluse quelle di apertura del mercato, per poi dedicarsi alla loro approvazione parlamentare e all’implementazione. Invece ci si è spinti avanti soprattutto sulle misure di austerity, rafforzando l’opposizione di sindacati e grandi gruppi di interesse”.